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venezia

CONCORSO INTERNAZIONALE
RESTAURO DEL PIO LOCO DELLE PENITENTI AL CANNAREGIO 

Venezia
1997







La nostra proposta progettuale, quindi, prende l'avvio da una valutazione critica della impostazione distributiva data con il bando di concorso e intende invece affermare l'unità distributiva dell'impianto principale ad 'H", cui i corpi secondari si subordinano, innanzitutto dividendo le funzioni principali dell'abitazione collettiva proposta (per studenti e per anziani) in senso longitudinale anziché trasversale, ponendo il ganglio distributivo verticale principale al centro dell' H e collegando tra loro i corpi annessi a questi due bracci.  In tal modo si evidenze anche il fine "rappresentativo" di tenere le due funzioni principali, "le due età della vita" affacciate specularmente  l'un l'altra tramite i cortili, seppure convenientemente separate nel funzionamento pratico.

Il restauro, prima di ogni visione ideologica, non può che condividere e avvalorare, in tale condizione concreta, l’ipotesi funzionale, che amplia e approfondisce la vocazione dell'edificio, non implica snaturamenti tipologici, distruzioni incongrue ma esprime conferme, avanzamenti e miglioramenti.  Puntando necessariamente a quell'obiettivo caratteristico di ogni buona opera di architettura che è la concordanza tra la forma e il contenuto funzionale e attuando, nel contempo, il massimo di “modernità” tecnica conseguente alla natura delle funzioni ammesse.  Quindi senza pregiudizi nei confronti di “tecniche storiche di ammodernamento degli edifici (in continuità d'uso) come la liberazione dalle tramezzature secondarie, la riforma delle pavimentazioni e la creazione di nuove tramezzature, le indispensabili riforme e integrazioni della distribuzione verticale, l’eliminazione dei corpi non congrui.  Senza timore di operare qualche minimo completamente o riconfigurazione volumetrica là dove necessario, come nel proseguimento (al piano terreno, sotto il corpo superiore continuo) dei corridoio di collegamento interno alla casa dello studente, o nel collegamento al primo piano (in legno, sopra il corpo sottostante in muratura, liberato dal tetto) tra le due ali degli uffici IRE, o ancora nella scala lineare continua (come nella famosa casa di Ginzburg) che serve risolvendo i dislivello di quota dei due corpi della casa dello studente prospiciente la calle delle Penitenti.

In nome del restauro, inteso in senso materialistico come restauro. della "cosità " nuda e cruda, non si possono ad esempio costringere giovani e anziani a ripercorrere le abitudini delle Penitenti con servizi igienici collettivi (come il bando sembra indicare) per il solo intento di recuperare qualche vecchia struttura, oltretutto di scarsissima qualità, e non dare ad ogni alloggio o stanza quel livello di servizi che oggi la vita confortevole reclama.  E' indispensabile che un programma così progressivo per quanto concerne la “immaginazione" funzionale, forse unico in Italia, venga attuato con il massimo di modernità tecnica, di comodità e di convenienza d'uso perché diventi esempio di come una antica casa collettiva possa diventare la protagonista di una vita maggiormente ricca di relazioni e integrata (fra privato e collettivo, anziani e giovani, residenze speciali e servizi assistenziali, uffici e residenze).

Tra quelli di una moderna efficienza d’uso va ovviamente incluso l'obiettivo di ridurre al minimo l’effetto dell’acqua alta che nel nostro progetto viene ottenuto tramite l'innalzamento di tutte le quote inferiori a m. 1.50 sul l.m.m. (tranne che negli accessi interni al cortile porticato e in alcuni accessi intoccabili) fino a questa quota ed il mantenimento delle superiori, previo risanamento completo delle fondazioni, naturalmente con la ricostituzione delle pavimentazioni.  Anche in tal caso la salvaguardia impone la trasformazione.  L’innalzamento delle quote al piano terreno e la loro equiparazione risolve altresì in gran parte il problema dei percorsi per disabili che ricercano il massimo livellamento di quote possibili.

Una volta fissata questa scelta fondamentale di dividere in senso longitudinale l’edificio in due parti tra loro affacciate, consentendo ad entrambe l’attraversamento e l'accesso ai vari cortili, la scelta conseguente è quella di rapportare direttamente i servizi IRE alla parte occupata dagli anziani, quindi verso sud ovest, riutilizzando l'antico refettorio (rialzato e restaurato nelle parti linee) come mensa dell'IRE, aperta a tutti ali abitanti del complesso ed all'esterno.  Anche in questo caso la continuità funzionale segna il senso della trasformazione.  Il refettorio occupa così una posizione baricentrica rispetto alle altre funzioni, che possono accedervi in modo semplice dall'interno mentre la cucina di servizio viene disposta nel corpo distaccato (collegato con un piccolo passaggio) per ragioni di sicurezza e di facile comunicazione con l'esterno.

Al piano terreno la distribuzione delle funzioni consente il massimo possibile di contatti, scambi ed interrelazioni al fine anche di garantire una certa economicità gestionale ed unificazione dei servizi, garantendo nel contempo la separabilità dei funzionamenti.

 









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